TRYING NOT SINKING SLOW

Non avevo più scritto qui. Ero rimasto silente da giugno scorso. Mi ero perfinO dimenticato la password. Ora voglio riprendere a scrivere. A commentare libri, musica, film e quant’altro.

Ho bisogno di fare qualcosa. Forse, ho bisogno di vivere. Perché vivo mi sento ancora.

DEVO CERCARE DI NON AFFONDARE LENTAMENTE.

ALZATI IN PIEDI!

 

Miss you

Ti abbiamo accompagnato a prendere la strada per il ponte dell’arcobaleno. Adesso non posso che immaginarti felice lì, che corri allegra, accennando un piccolo sorriso, come facevi quando eri piccola. Sono tanti i ricordi che ho di te, Jolie. Li sto riordinando pian pianino. Dal primo giorno che sei entrata in casa, ed io non ero contento: eppure appena mi hai visto mi hai scelto come padrone, perché ti sei squagliata facendo la pipì sul parquet nuovo nuovo. E da lì tante avventure insieme, qui a Roma, al Terminillo (da tanto amato per come scodinzolavi appena scendevi dalla macchina) e ovunque ci hai accompagnati. E i rimorsi per averti lasciata alla pensione le due volte che siamo stati all’estero (e infatti la seconda volta, quando ti venimmo a prendere nemmeno mi salutasti: entrasti in macchina incazzata nera. Sembrava dicessi “‘ndo XXXXX sei stato?”).

Undici anni insieme, fino a quel maledetto verdetto che ci ha rovinato il Natale scorso. Pochi mesi, dicevano, e invece hai resistito fino a giugno. Avrei voluto proseguire ancora un poco ma ormai si vedeva, qualcosa stava cambiando. Non eri più te.E allora non c’era che una decisione da prendere.

Ho apprezzato la straordinaria dignità con cui hai affrontato questa terribile prova. Sei stata silenziosa nella tua sofferenza. Sei stata unica: sempre presente e fedele.

Grazie di essere stata con noi. Corri felice, adesso, sul ponte dell’arcobaleno. Se ci sarà un  Paradiso per noi e te, ci rivedremo.

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IL SUONO ATTORNO A ME

Mi ero ripromesso di scrivere qualcosa sulla nuova esperienza binaurale. due impianti cocleari, il secondo impiantato lo scorso 6 maggio e attivato il successivo 23 ma non ne avevo avuto ancora il tempo, assorbito da mille cose.

Riepiloghiamo ad usum curiosorum.

I mappaggio il 23 maggio 2016

Come già due anni fa non succede nulla di particolarmente eclatante. I suoni sono molto tintinnati, una sinfonia di ding e bling che ti deliziano il cervello. Mi sembra di stare in un ristorante dove gli avventori sbattono le posate sui bicchieri. Vabbeh, si sopporta. C’è di peggio.

La prima sensazione è immediatamente quella di un suono pieno, con due IC. Con il solo iC nuovo, ovviamente è difficile capire bene ma noto una risposta migliore di come rispose l’altro orecchio due anni fa. Ma, si sa, il nuovo impianto è sull’orecchio migliore, quello che per 54 anni ha sentito e mandato avanti la baracca, quindi si presume che faticherà meno e recupererà più in fretta.

La dottoressa Riccardi del Monaldi mi precarica sul telecomando il secondo mappaggio da inserire tre giorni dopo.

II mappaggio 26 maggio 2016

Inserisco il secondo programma, come da istruzioni dell’audiologa, e noto un innalzamento del livello generale del suono. Sento più forte e più pieno, dunque più avvolgente. Capire le parole col dx è sempre difficile ma l’ascolto binaurale coinvolge e surclassa quello monoaurale.

Mi diverto a sentire con due o con uno solo dei due e noto una cosa strana: se l’ascolto con il solo dx è ancora provvisorio (ovvio, siamo agli inizi anche se ma qualche parolina si capisce) e l’ascolto con due impianti (seppur con uno ancora al minimo e da regolare) è coinvolgente (anche se il suono del nuovo tende a “sporcare” il suono percepito), noto subito che il suono percepito dall’impianto a sx, quello fatto due anni fa, non appare soddisfacente.

Mi prende una preoccupazione non da poco: ma come? Sentivo abbastanza bene di tutto e adesso mi sembra di essere tornato indietro! Voci e suoni con timbro diverso, mi sembra di aver buttato due anni di lavoro!!! Aiuto! Registro tutto per poterlo riferire al mappaggio successivo.

III mappaggio 30 maggio 2016

Finalmente si fa un mappaggio lungo e accurato. Bip da riconoscere e volumi di ascolto aumentati ancora. Nessun fastidio. Alla fine, gli occhi della dottoressa Riccardi si illuminano (e non ce ne sarebbe bisogno, li ha bellissimi): “il suo orecchio sta rispondendo benissimo!”. E difatti..capisco! Discretamente ma capisco le parole e i dialoghi. Riferisco la sensazione strana degli ascolti e la dottoressa mi spiega: “Il destro è sempre stato l’orecchio migliore. Ora sta recuperando il terreno che aveva perduto due anni fa. Abbiamo un udito che sta progressivamente e celermente bilanciandosi verso il centro. Prevedo un recupero in tempi molto brevi”.

E così me ne ritorno a Roma contento ma, anche, perplesso per come è cambiata la percezione al sx. E poi noto che le difficoltà maggiori si hanno quando tolgo l’impianto dx, mentre al mattino, se indosso solo il sx dopo la pausa notturna, l’effetto sembra meno evidente.E’ chiaro, dunque, che è solo un fatto riequilibrio del mio cervello di fronte alla nuova stimolazione binaurale.

E così torno da Francesca, la mia logopedista. Subito procediamo alla valutazione del nuovo orecchio impiantato e..sorpresa! Sono, più o meno, allo stesso livello dell’altro IC. Incredibile! Dopo due settimane. Mentre l’altro ha impiegato due anni!

E adesso, in attesa del prossimo mappaggio dopo metà giugno, ascolto. LA TV sembra che la capisco meglio. I dialoghi con amici e colleghi riesco a seguirli. Riesco a parlare con interlocutore in altra stanza. E la musica…non la ho mai sentita così piena ed avvolgente!!

Ho anche attivato il microfono bluetooth per il cellulare e anche lì funziona molto bene. E in autobus o metropolitana mi serve per ascoltare musica. ‘Na meraviglia!Suoni

SAINT ROSE STRIKES AGAIN!

Dopo la pausa estiva, le camminate al Terminillo e il sole delle spiagge del Conero, la vita riprende lentamente e ti porta al tran-tran che ti accompagnerà per i prossimi 11 mesi.

SantaRosa

Ma non c’è estate o vacanza, per un viterbese, che non si allunghi fino alla fatidica data del 3 settembre, quando nella città al buio i facchini portano in spalla la Macchina di Santa Rosa, la patrona di Viterbo la cui festa ricorre il giorno dopo.

Quest’anno Macchina nuova – Gloria, il suo nome – vista dalla solita location gentilmente messa a disposizione da mio nipote. Ho trovato questa foto e incredibilmente sono stato ritratto anche io! Mi vedo sul penultimo balcone a sinistra, proprio davanti alla Macchina che sta passando.

Quanto alla Macchina, sinceramente, molto bella anche se un pochino troppo stilizzata per i miei gusti.

Quest’anno, però, alcuni episodi negativi hanno turbato i due giorni di festa. Nella foto che ho messo qui non si vede bene, ma un attimo prima un pazzo ha avuto la bella idea di sparare (da un vicoletto antistante la mia posizione) un fumogeno contro la Macchina. La ha sfiorata ma il fumogeno è finito contro tre persone, ferendole. Non oso pensare cosa sarebbe accaduto se avesse colpito la Macchina e se i facchini avessero sbandato……

Altre follie: la notte, verso l’1,30 un raid di skinheads in una piazza del centro storico piena di gente ha provocato un fuggi fuggi e una rissa con un ferito grave (orecchio mozzato) mentre il giorno dopo, alla Fiera, un gruppo di ragazzini che se la prendeva con un ragazzo di colore ha pensato bene di pestare un uomo, consigliere comunale, che li ha rimproverati.

Anche Viterbo come il Bronx? Speriamo di no. Ma il lancio del fumogeno è inquietante. Perché è avvenuto da un vicoletto buio (le luci vengono spente al passaggio) e probabilmente nessuno ha visto. Ci manca solo che l’anno prossimo toccherà essere perquisiti….

 

FIREWORKS FOR ST. ANTHONY

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Non è da me passare il sabato sera in parrocchia. Si festeggia Sant’Antonio da Padova e la serata, dopo una giornata che unisce celebrazioni religiose, processione e stand gastronomici, si conclude con uno spettacolo pirotecnico.

dopo le 22.30 sono entrato nei giardini, ho dato una occhiata a quel che c’era e poi, sulla strada, solo soletto, ho visto i fuochi. Niente di speciale ma comunque uno spettacolino simpatico.

E così la memoria è andata indietro nel tempo, quando da ragazzino, sempre più o meno in questo periodo dell’anno, a Viterbo si celebrava il beato Crispino, frate cappuccino del Seicento oggi diventato santo.

Nella mia carriera di chierichetto, durata all’incirca un decennio, la festa del Beato Crispino era davvero un must: luminarie, messa, processione, concerto o spettacolo e poi, anche lì, fuochi artificiali.

La processione era davvero il top, almeno io così la vedevo. Perché in essa in qualche modo avevo un ruolo rilevante. Un chierichetto era chiamato a portare una croce lignea con tanto di Gesù morente. La posizione era esattamente davanti al baldacchino, dove il padre priore o il vescovo portavano la reliquia, attorniati dai carabinieri in alta uniforme e dai sacerdoti più rilevanti. Dietro il codazzo del popolino implorante grazie. Il bello era riuscire a fare (e io ci riuscii molte volte) l’ultimo pezzo del percorso, la salita che portava al convento dei Cappuccini: perché la maggior parte delle persone (intendiamoci…mamme e vecchiette del quartiere, mica ragazzine, eh?) aspettava lì il rientro della processione e quando passava la croce da me portata si genufletteva e si segnava e..insomma…si stava davvero in un posto importante.

Ricordo, quando il tempo faceva capricci, intere giornate passate a scrutare il cielo dal balcone, ad esaminare il volo delle rondini per capire se ci sarebbe stata pioggia o no, con il rischio di annullamento dei festeggiamenti.

E poi la festa vera e propria. A quei tempi, a cavallo tra i ’60 e i ’70, i frati cappuccini costituirono un vero e proprio gruppo rock, The Francis’ Boys. Erano bravissimi e assistere ai loro concerti era una esperienza unica, altro che Woodstock! Cantavano brani pop dell’epoca, qualche classico della canzone e concludevano i concerti con Tanto pe’ canta’….oggi avrei qualche riserva sul repertorio ma quella era la musica più in voga in quegli anni! Comunque erano davvero bravi e andavo sempre alle “messe beat” che ogni domenica si tenevano in chiesa. Le classiche canzoni liturgiche erano sostituite da moderne e, per noi ragazzini, bellissime canzoni religiose con accompagnamento in quartetto (chitarra/basso/tastiere/batteria). Pensate che finirono perfino in un servizio su Amica per la nomea che si erano fatta!

Infine, i fuochi. Tra il ’68 e il ’71 ho abitato in un appartamento che guardava proprio sul retro del convento, lato bosco e campo di calcio. E proprio lì avvenivano i fuochi. Sicché potevo godermeli comodamente dal balcone di casa senza andare in mezzo alla calca.

Sono passati quasi cinquant’anni da allora. Io sono cambiato, non frequento più chiese o parrocchie, ma il ricordo dolce di quegli anni resta indelebile. Una esperienza unica di un’epoca ormai passata.

LA FAMIGLIA BELIER

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Finalmente ho potuto vedere LA FAMIGLIA BELIER. È un film che parla DI sordità e non un film SULLA sordità.
L’unica figlia udente di una famiglia di sordi segnanti, contadini con azienda agricola affermata, vive la sua vita divisa tra il mondo degli udenti e la unitissima famiglia segnante, pera la quale lei è l’interprete col mondo esterno. Viene scelta per la sua bellissima voce a far parte del coro che dovrà esibirsi al saggio finale della scuola. Non solo questo accade ma lei coglie l’opportunità per spiccare il suo volo pindarico ed andare a Parigi a cantare.
Il film affronta con garbo e ironia il tema della sordità e della lingua dei segni, dipanando una trama ricca di spunti comici e leggeri uniti a momenti di riflessione fino all’epilogo conclusivo della audizione alla radio dove la commozione prende il sopravvento. Ma la sordità familiare è solamente il pretesto per raccontare il percorso verso  la libertà della ragazza che finalmente potrà realizzare il suo sogno. Inoltre, il film contiene un monito: quello di non arrendersi mai di fronte ai limiti sensoriali che vengono patiti. Tutta la famiglia Belier, alla fine, riesce a realizzarsi.
Ho visto alcune persone asciugarsi gli occhi a fine film. Se siete sensibili, quindi, non dimenticate i fazzoletti.
Vivamente consigliato.

 

 

 

 

 

FREEDOM SUITE

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70 anni dalla Resistenza, 70 anni di libertà.

Pensavo ai fatti storici accaduti,alle storie della II Guerra Mondiale che papà e mamma mi raccontavano per averla vissuta direttamente da adulti, al fastidio che, ancora oggi, alcuni manifestano quando sentono parlare di Resistenza.

Al di là di ogni enfasi retorica, molti dovrebbero capire due cose: che la Resistenza è stato il contributo endogeno alla liberazione dell’Italia dal giogo nazifascista (senza di essa, l’Italia sarebbe stata liberata e conquistata dagli Alleati); che grazie alla Resistenza e alla nascita della Repubblica ed alla Costituzione del 1948, possiamo tutti esprimere liberamente il nostro pensiero, senza temere botte e olio di ricino.

 

TOTALE ECLIPSE OF THE EARTH

C’era una ragione, semplice e stupida, per la quale non scrivevo più su questo blog: mi ero dimenticato la password. La ho recuperata ed eccomi qui.

Giornata speciale, oggi: equinozio di primavera ed eclissi di sole!

La primavera, in realtà, si fa ancora attendere, almeno qui a Roma, l’aria è ancora fresca e nel weekend è previsto un peggioramento (sgrunt!).

L’eclissi non l’ho vista, non avendo in dotazione nulla di idoneo per vederla. Ma ho notato l’attenuamento della luce solare intorno alle 10.30, momento di massima espansione del fenomeno. Ora tocca aspettare, mi pare, il 2026. Poi la successiva totale sarà del 2081 e non so se ci sarò quel giorno….

Consoliamoci con Bonnie Tyler, và…..https://youtu.be/lcOxhH8N3Bo

Ma ci sono anche i Pink Floyd di Dark Side Of The Moon, qui! https://youtu.be/WZtfsfoKSB0